A Tavola!

Se sei un R/S interessato a creare un menù ottimale per una route estiva leggi anche questo post (troverai tutte le informazioni che ti servono) e invitaci nel tuo clan per un’attività sull’alimentazione!

Seguendo appieno la filosofia del Metodo Naturale, sebbene Hébert non approfondisca più di tanto questo aspetto (gli attribuisce però un’importanza notevole), la consapevolezza degli effetti di una sana alimentazione non è un fattore da trascurare se il nostro obiettivo è diventare forti e in buona salute. Un’alimentazione corretta e delle abitudini alimentare sane e regolari stanno alla base della nostra salute, ed in qualche modo vengono ancora prima dell’esercizio fisico influendo soprattutto sul nostro benessere interiore ma anche sul nostro aspetto esteriore.

Un antico detto dice “sei quello che mangi”, ed è proprio così: il nostro corpo è il risultato di quello che introduciamo e di quello che consumiamo giornalmente. Possiamo considerare inoltre il cibo come una medicina. Già Ippocrate diceva “Il cibo sia la tua medicina e la tua medicina sia il cibo”.

 

Mangiate cibo vero. Con moderazione. Soprattutto mangiate vegetali. È più o meno questa, in sintesi, la risposta alla domanda, in apparenza così complessa e disorientante: che cosa dobbiamo mangiare, noi esseri umani, per rimanere in buona salute? È meglio mangiare cibi freschi piuttosto che prodotti trasformati. È questo che intendo dire consigliando di mangiare cibo vero. La cosa non è così scontata come potrebbe sembrare. Se infatti in passato era “cibo” tutto quello che si poteva mangiare, oggi nei supermercati vi sono migliaia di sostanze commestibile che del cibo hanno solo la parvenza. Questi nuovi prodotti della scienza alimentare, si presentano spesso in confezioni che ne sottolineano in modi fantasiosi le proprietà salutari. Ciò mi induce a darvi un ulteriore consiglio che può sembrare paradossale: se davvero vi sta a cuore la vostra salute, evitate i prodotti che si dichiarano salutari. Perché questo è un forte indizio che non si tratta di veri alimenti.

Si, ma io cosa devo mangiare? è una domanda legittima, anche se a me pare un sintomo della nostra attuale confusione il fatto che le persone, su una questione così basilare della nostra vita quotidiana, sentano la necessità di consultare un giornalista, o se è per questo un nutrizionista, un medico, o la piramide alimentare stabilita dal governo. In altre parole, quale altro animale ha bisogno dell’assistenza degli esperti per decidere cosa mangiare? Indubbiamente, per noi esseri umani (che in quanto onnivori possiamo mangiare praticamente tutto quello che offre la natura e che in effetti abbiamo bisogno di un’ampia varietà di alimenti per restare in buona salute) la domanda “cosa mangiare?” è un po’ più complicata che, ad esempio, per una mucca.Tuttavia, nella maggior parte della storia dell’umanità la questione è stata risolta senza i consigli degli specialisti. A guidarci era la cultura, che, almeno quando si tratta di cibo, non è altro che un modo un po’ pretenzioso per indicare nostra madre. Cosa e quanto mangiare, con quali regole, quando e con chi erano domande le cui risposte erano scontate e si tramandavano di generazione in generazione senza grandi controversie o discussioni. Ma negli ultimi decenni, la mamma ha perso gran parte della sua autorità riguardo alla composizione del menù, sostituita da esperti della nutrizione e del marketing e, in misura minore, dal governo, con le sue mutevoli indicazioni dietetiche, le sue norme sull’etichettatura dei prodotti, le sue sconcertanti piramidi alimentari.
Riflettete su questo: la maggior parte di noi non mangia più le cose che mangiavano le nostre mamme da piccole né quelle che cucinavano per noi quando eravamo bambini. Dal punto di vista storico, si tratta di una situazione del tutto inusuale.”
(Da “In difesa del cibo” di Michael Pollan)

Come afferma anche Pollan nel suo libro, guardare la nostra alimentazione sotto l’aspetto nutrizionale, è l’unica cosa che attualmente sappiamo fare e non ci rendiamo conto che questo fatto, spesso, può portarci ampiamente fuori strada. Parliamo (almeno chi è già in parte attento alla sua alimentazione) sempre più di carboidrati, grassi, proteine, zuccheri, vitamine, elementi nutritivi, ecc. perciò, con questo approccio riduzionista proprio del nutrizionismo, rischiamo di perdere di vista gli alimenti in sé. Ad esempio, tendiamo a parlare di beta-carotene e di vitamina C e non più di carote, arance ecc..

Premettendo che l’approccio nutrizionista all’alimentazione è già un gran passo in avanti per chi non è per niente attento a ciò che mangia e a come lo mangia, e ci può essere di grande aiuto per stare comunque in buona salute e avere un rapporto ideale con il cibo, le regole generali che verranno elencate di seguito, sono di natura più semplice e più scontata, ma a quanto pare non così ovvia. La sfida che oggi abbiamo davanti è trovare il modo di evitare gli aspetti peggiori della dieta e dello stile di vita occidentale senza dover rinunciare ai vantaggi della civiltà. In teoria non c’è nulla di più semplice: per liberarsi dalla dieta occidentale e dall’ideologia del nutrizionismo, basta mangiare e pensare in modo diverso. In pratica è più complicato, date le trappole dell’ambiente alimentare in cui viviamo e l’assenza di strumenti culturali per orientarci al suo interno.È senza dubbio difficile mangiare in modo diverso, ma si può fare.

Si possono considerare alcune semplici regole intese come strategie alimentari, una sorta di programmi mentali che, se adottati mentre si fa la spesa o si decide un menù, permettono di creare dei pasti salutari nel senso più ampio della parola.
Questi consigli richiedono un impegno maggiore: se vogliamo mangiare meglio dobbiamo dedicare più tempo, sforzi e denaro al nostro sostentamento. Nella maggior parte della storia umana la ricerca del cibo e la sua preparazione è stata un’occupazione al centro della vita quotidiana della maggioranza della persone. In passato la parte del reddito destinato all’alimentazione era di gran lunga superiore alla nostra. Ed è ancora così nei paese dove la gente mangia meglio e gode, di conseguenza, di una salute migliore.Ecco dunque un campo in cui sarebbe meglio tornare indietro (o andare avanti?), a un’epoca e a un luogo in cui la ricerca e la preparazione del cibo e il piacere di mangiare occupavano il posto che era loro dovuto in una vita ben vissuta.

Ecco dunque alcune delle regole pratiche suggerite dallo stesso Pollan (L’esaustiva spiegazione delle quali viene rimandata alle pagine del suo interessante libro):

Mangiate cibo vero

  • Non mangiate nulla che la vostra bisnonna non riconoscerebbe come cibo;
  • Non mangiate nulla che non possa andare a male;
  • Evitate i cibi che contengono ingredienti sconosciuti, o dai nomi impronunciabili, o che contengono più di 5 ingredienti;
  • Evitate prodotti che pubblicizzano effetti sulla salute;
  • Evitate il più possibile i supermercati.

Soprattutto, mangiate vegetali

  • Preferite i vegetali, e in particolare le verdure a foglia;
  • Siete anche quello che mangia l’animale mangiato da voi;
  • Siate onnivori;
  • Mangiate cibo cresciuto in modo sano su un terreno sano;
  • Mangiate cibi selvatici quando ne avete la possibilità;
  • Considerate i cibi non tradizionali con scetticismo;
  • Bevete un bicchiere di vino a pasto;

Con moderazione

  • Pagate di più, mangiate di meno;
  • Mangiate finché siete pieni all’ottanta per cento;
  • Se non hai fame abbastanza per mangiare una mela, probabilmente non hai fame;
  • Fate pasti veri;
  • Se possibile non mangiate da soli;
  • Ascoltate il vostro intestino;
  • Non mangiate di corsa;
  • Cucinate e, se potete, coltivate il vostro orto;

“Nella nostra epoca cucinare con i semplici prodotti della natura e coltivarne una parte è un atto sovversivo.E ciò che questi atti sovvertono è il nutrizionismo: la convinzione che il cibo sia innanzitutto una questione di nutrizione, una cosa così complessa che solo gli esperti e l’industria possono occuparsene. Quando cucinate con un cibo vivo come questo – questi frutti così eccezionali, queste foglie e questa polpa – non rischiate di scambiarlo per una merce, una fonte di calorie o un insieme di nutrienti chimici. No, agli occhi del cuoco, o del giardiniere, o dell’agricoltore che lo ha coltivato, questo cibo si rivela per quello che è: non una mera cosa, ma una rete di rapporti tra un gran numero di esseri viventi, umani e non umani, tutti dipendenti gli uni dagli altri e tutti in ultima analisi radicati nel terreno e nutriti dalla luce del sole. Penso ai rapporti tra le piante e la terra, tra il coltivatore e le piante e gli animali che alleva, fra il cuoco e i coltivatori che gli forniscono gli ingredienti, e tra il cuoco e le persone che tra poco si sederanno a tavola a godersi il pasto. È una grande comunità da nutrire e da cui essere nutriti. Il cuoco che prepara un pasto a partire dai prodotti animali e vegetali alla fine di questa cortissima catena alimentare avrà molte cose di cui preoccuparsi, ma LA SALUTE non sarà certo una di esse, perché è garantita.”

 
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