Chiara Tassinari

Nome: Chiara

Anno di nascita: 1982

Città: Forlì

1.Presentati. Come ti chiami, età, professione, dove abiti, cosa fai nella vita, hobbies e passioni.

Sono Chiara e ho 37 anni (2019). Vivo a Forlì insieme alla mia famiglia che è composta da me, mio marito e mia figlia di 4 anni. Sono architetto di professione e capo scout nel tempo libero. Amo la montagna e il campeggio, ma sono anche molto affascinata dalle città, dalla loro storia, dall’architettura e dall’arte. Sono appassionata di quasi tutti gli sport, in particolare dalla ginnastica artistica e ritmica, dall’arrampicata, dallo sci e dal ciclismo. La danza in tutte le sue forme è per me l’espressione più sublime dell’arte corporea.

2. Da quanto tempo conosci e pratichi l’hebertismo?

Conosco l’hebertismo da quando ho 11 anni … l’ho praticato per la prima volta ad un campo estivo con gli scout e da quel momento ho capito che era qualcosa che parlava di me. Sono passati ben 26 anni da quell’incontro.

3. Cosa ti ha interessato maggiormente? Da chi o come l’hai imparato?

Il primo impatto sicuramente è stato a livello fisico. L’hebertismo è l’attività che riesce al meglio a far esprimere le mie doti atletiche evitando la competizione.

Ho avuto la fortuna di poter partecipare ad un campo di 5 giorni a Melegnano con Cesare Bedoni che è stato il più grande divulgatore dell’hebertismo in Italia.

4. Puoi dire che l’hebertismo ha cambiato la tua vita in qualche modo?

Ha cambiato la mia visione dell’attività fisica che da competizione pura è diventata sfida con sé stessi e miglioramento personale. Dopo anni di ginnastica artistica e di individualità, ho trovato l’hebertismo che favorisce collaborazione e altruismo.

5. Come descriveresti, con parole tue, cos’è l’hebertismo? Cosa significa per te? Cos’è che ti motiva? Cosa ami di più di esso?

L’hebertismo è un metodo che può formare una persona nella sua globalità partendo da uno strumento, il nostro corpo, del quale siamo provvisti tutti. In particolare ci mette a nudo con i nostri limiti e pone delle sfide motivanti e sane che possono migliorare noi stessi sia fisicamente che nel rapporto con gli altri perché presuppone collaborazione, fiducia e relazione. L’aspetto che mi coinvolge di più sta proprio nel fatto che non si può fare hebertismo da soli. Fare hebertismo prevede almeno un duo, il moniteur e l’allievo, e molti esercizi si basano sull’essere in relazione (lotta e difesa… sollevamento e trasporto, ecc….). Togliere l’aspetto della relazione e del gruppo priva l’hebertismo di una componente educativa fondamentale. Inoltre può essere praticato da tutte le età…da bambini e da adulti e da bambini, giovani e adulti insieme con modalità che spaziano dal gioco, all’avventura, ai principi di protezione civile ed educazione civica.

Dicci di più della tua visione del Metodo Naturale

6. Come descriveresti l’evoluzione dell’hebertismo? Come mai non è più popolare come una volta? Come pensi potrebbe tornare in voga?

Credo che sia piano piano scomparso perché ha prevalso una visione competitiva (quella definita sportiva) e specialistica piuttosto che una visione globale dell’educazione fisica.

Anche nelle scuole, specialmente nelle scuole primarie, gli insegnati non hanno la dovuta formazione per poter attuare una vera educazione fisica per lo sviluppo globale della persona. Riguardo a ciò, sono evidenti le mancanze motorie di base nei bambini: dal saper correre o saltare la corda, al fare capriole ed equilibri.

La nuova ondata di attività all’aria aperta, come yoga e ginnastiche naturali sicuramente stanno aprendo la strada ad una ritrovata visione dell’attività fisica.

Ritengo però sia basilare una sana eduzione fisica in ambito scolastico.

7. Il metodo Naturale ha più di 100 anni. Pensi che dovrebbe essere preservato per le generazioni future? Pensi che ci sia qualcosa da aggiungere o cambiare nella filosofia o nella pratica?

Come ogni teoria o metodo, deve essere rielaborato alla luce dei cambiamenti sociologici di oggi, ma nella sostanza ha tutte le carte in regola per essere un ottimo strumento di crescita non solo fisica della persona.

8. Come vedi l’Hebertismo nel futuro? Qual è il tuo sogno a riguardo?

Vivendo l’hebertismo principalmente all’interno dello scoutismo, penso ci sia molto da lavorare per mantenere viva la tradizione e trasmetterne le competenze. Il fatto che in Italia i pochi che lo praticano e lo approfondiscano siano quasi tutti in contatto tra loro può essere una buona base di partenza per il confronto e la nascita di tante iniziative.

9. Hai mai sentito parlare di Parkour? Qual è la tua opinione in merito?

Certo. Ha spunti interessanti perché valorizza l’ambiente urbano e può essere un ottimo strumento di sviluppo armonico della persona. Lo si sta trasformando, però, piano piano in uno sport agonistico. Apprezzo in particolare il fatto che non è un’attività elitaria, ma può essere un buon collante e un aggancio anche in territori privi di specifiche strutture aggregative. Mi suscita perplessità quando diventa solo spettacolarizzazione.

10. Perché, secondo te, il parkour è divenuto così popolare negli ultimi anni? Pensi che i praticanti di parkour abbiano un’idea adeguata di cosa sia il metodo naturale?

Il parkour aggrega i ragazzi nei luoghi che più frequentano. In più, nell’era dei like fornisce tanto materiale per farsi notare. Di molto positivo però ha il fatto che i luoghi frequentati dai praticanti sono ben tenuti e privi di vandalismo, perché distruggere l’ambiente (panchine, passerelle, muretti ecc..) impedisce poi di divertirsi. Avrebbe una bellissima missione sociale. Può darsi che i più grandi conoscano il metodo naturale e mi auguro che accennino l’origine del parkour anche ai più giovani.

11. L’Hebertismo è davvero uno “sport” per tutti come diceva Georges Hébert?

Certo.

12. “Essere forti per essere utili” è il motto dell’Hebertismo. Cosa ne pensi? L’Hebertismo ti ha reso più forte? Ti è mai capitata un’occasione dove hai usato la tua forza e la tua abilità per aiutare qualcuno?

Non c’è bisogno di andare tanto lontano per aiutare qualcuno facendolo con movimenti corretti e con spirito di servizio. A volte si tende a vedere nel motto dell’hebertismo un risvolto votato alle grandi catastrofi (terremoti, alluvioni, ecc.), invece è nel quotidiano che si riesce davvero a fare la differenza e a mettere in pratica i principi morali del metodo naturale. Sapere aiutare un anziano a deambulare (a partire di propri nonni), avere il sangue freddo e la capacità di gestire i piccoli incidenti (dalla persona che cade in bicicletta, a chi necessità di aiuto con l’auto). Imparare a stare all’erta e osservare gli altri che vivono intorno a te sono qualità che l’hebertismo sviluppa, spesso in modo inconscio, ma che poi possono essere di utilità nella vita di tutti i giorni.

13. Che consigli daresti ad un principiante? (libri da leggere, posti da visitare, persone da conoscere)

Ad un principiante direi di provare a vivere più esperienze possibili concrete. Purtroppo in Italia ci sono pochissime realtà che offrono queste esperienze, ma c’è anche molta disponibilità e collaborazioni tra gli esperti.

Ma Leçon-type d’entraînement complet et utilitaire è uno dei libri più semplici per avvicinarsi al mondo dell’hebertismo…se sai leggere il francese.

Parlaci dei tuoi allenamenti

14. Quanto spesso ti alleni? Le condizioni meteo influenzano i tuoi allenamenti?

Ammetto di allenarmi in modo molto “alternativo”. Mi alleno principalmente in week end dedicati con la famiglia giocando, arrampicando e muovendomi all’aria aperta. Durante la settimana cammino, corro e nuoto.

15. Dove ti alleni? Hai dei posti particolari? Hai la possibilità di avere un “parco hebertista”? Quanto spesso lo usi?

Non ho alcun parco adatto all’attività hebertista e quei pochi parchi esistenti a Forlì hanno attrezzi del percorso vita rotti e poco curati. Pertanto mi adatto esplorando quando posso nei week end di vacanza.

16. Alleni tutte le dieci famiglie durante una sessione? O fai delle sessioni dedicate per alcune di esse?

A parte il nuoto che esercito in piscina, non ho schemi predefiniti di allenamento e sfrutto quello che trovo.

17. La difesa personale è importante come le altre famiglie? Non hai la sensazione che oggigiorno abbia un significato un po’ diverso da quello che aveva secondo George Hébert?

L’arte della lotta e difesa si è persa dalle generazioni in poi del secondo dopoguerra e ne è rimasta solo la parte agonistica (pugilato, arti marziali ecc.) o quella finalizzata all’autodifesa.

Non critico alcuna forma abbia assunto. Come donna, l’autodifesa insegna movimenti specifici, ma anche atteggiamenti mentali; mentre le discipline sportive legate alla lotta sono uno dei pochi baluardi rimasti dell’arte del lottare in modo leale e rispettoso dell’avversario.

Come famiglia di esercizi, è quella che prediligo quando voglio lavorare sulla corporeità e sull’interazione maschio/femmina.

18. Come ti vesti? Usi un equipaggiamento particolare?

Tenuta sportiva a strati in base al clima

19. Qual è la caratteristica particolare tuo allenamento personale? (stretching, corsa, tecniche di respirazione, alimentazione ecce cc)

Tanto gioco con corsa, salti e capriole.

20. Georges Hébert ha sviluppato una tabella con dei punteggi per il controllo dei risultati. La usi?

No. Uso l’hebertismo più per poter sviluppare doti legate all’aspetto “virile”, come il sangue freddo, la resistenza alla fatica e il coraggio.

21. Pensi che l’hebertismo ti mantenga in forma e in salute? Ti sei mai infortunato durante un allenamento?

Me lo auguro. Non mi sono mai infortunata durante un’attività di hebertismo perché ho abbastanza consapevolezza dei miei punti deboli (es. caviglie).

22. Qual’è la ricetta per un allenamento ideale di Hebertismo?

Tanto entusiasmo e voglia di mettersi in gioco e non farsi frenare dalla pigrizia e dalla paura

23. Con chi ti alleni di solito (età, sesso)? Come fai a rendere la sessione interessante e attraente per i partecipanti?

Di solito la mia famiglia mi segue…quindi i modi e i tempi sono a misura di bambino. Quando organizzo attività all’interno dello scoutismo, mi rivolgo principalmente ad adolescenti (16-19 anni) e credo che non ci sia cosa più trainante e coinvolgente della passione e dell’entusiasmo che si trasmette nel fare insieme qualcosa.

Spesso uso la tecnica del vivere l’esperienza e di rielaborarla in un secondo momento.

Gli esercizi a coppia, trii o di gruppo sono più efficaci.

24. Hai un regime alimentare particolare?

Mangio tutto e di tutto. Tanta verdura e pesce.

25. Pratichi (o hai praticato) altri sport/attività?

Ho praticato per 15 anni ginnastica artistica a livello agonistico, poi arrampicata sportiva e danza.

26. Hai un messaggio particolare da lasciare?

Quando l’hebertismo ti entra nel cuore…non esce più!

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