Edoardo Bacenetti

Nome: Edoardo Bacenetti

Anno di nascita: 1991

Città: Prato

1.Presentati. Come ti chiami, età, professione, dove abiti, cosa fai nella vita, hobbies e passioni.

Sono Edoardo, ho 27 anni e vivo a Prato. Sono laureato in Filosofia, ma lavoro in una piccola azienda di servizi informatici. Amo la bicicletta, stare all’aria aperta, i libri.

2. Da quanto tempo conosci e pratichi l’hebertismo?

Ho conosciuto l’hebertismo da ragazzo all’interno dello scautismo, nella maniera (purtroppo) più comune e riduttiva in cui spesso lo scautismo lo propone: il percorso hebert al campo estivo.

Verso i vent’anni, una serie di problemi fisici mi ha portato a dovermi confrontare col mio corpo, a prenderne coscienza, a sentirlo: dopo alcune esperienze deludenti ed inefficaci ho iniziato a praticare ginnastica classica. Funi, pertiche, scale orizzontali, assi d’equilibrio, arrampicate: tutti questi attrezzi della ginnastica (assieme ad una dose di buone pratiche) mi hanno fatto riprendere armonia col mio corpo, ed ho iniziato a ricordarmi dell’hebertismo che avevo conosciuto da ragazzo. Perché, di fatto, in palestra avevo iniziato a replicare le 10 famiglie di Georges Hebert, anche se in un contesto chiuso, indoor, e controllato.

3. Cosa ti ha interessato maggiormente? Da chi o come l’hai imparato?

La sua globalità: ho percepito subito nell’hebertismo, quando sono tornato a conoscerlo, il suo significato come stile di vita che coinvolge l’intera persona e la quotidianità, la sua sobrietà, l’essere una proposta molto più alta del semplice “fitness”.

Altri elementi che ho amato subito sono la priorità dello spostamento nello spazio (anziché la fissità sul posto tipica da palestra o da fitness, di qualunque tipo), la dimensione giocosa e gioiosa del movimento, del rapporto con gli altri e con l’ambiente.

Ho iniziato a fare il maestro di specialità di Hebertista al Campo di Specialità di Prato (scout), ma mi sono reso conto non sapevo ancora davvero bene cosa stavo proponendo ai ragazzi che frequentavano il campetto: poi sono andato a Costigiola (VI) per lo stage di hebertismo “Gatti Skatenati”, e da allora è diventato un appuntamento fisso ogni anno per rinnovare la mia formazione.

Devo dire che oltre all’esperienza personale, ai workshop frequentati ed alle letture prendo ispirazione anche dai social (Instagram, perlopiù), dove si trovano davvero molte cose interessanti (e che suscitano desiderio di approfondimento).

4. Puoi dire che l’hebertismo ha cambiato la tua vita in qualche modo?

Sì! Ci sono stati momenti in cui non mi riconoscevo più nel mio corpo: riscoprire il movimento nelle sue gesta naturali mi ha fatto riscoprire la connessione che c’è tra il corpo e la mente, a rimetterla in equilibrio.

Da ragazzino andavo in skate, e vedevo la città come attraverso un filtro che mi veniva da quella passione: ostacoli da superare, gradini da saltare, lamiere da grindare.

Oggi percorro un sentiero, un bosco, un parco, anche la città stessa (a proposito di parkour!), e vedo pendii da arrampicare, ostacoli sotto cui strisciare in quadrupedia, pietre da sollevare, distese da correre d’un fiato: sono felice, perché sento che l’hebertismo ha anche toccato la mia immaginazione rispetto all’interazione con l’ambiente in maniera gioiosa, e responsabile.

5. Come descriveresti, con parole tue, cos’è l’hebertismo? Cosa significa per te? Cos’è che ti motiva? Cosa ami di più di esso?

Più volte mi è capitato di trovare, in certi libri, un tema ricorrente: quello del soggetto che, ormai consumato e infelice, ritrova vigore nel lavoro naturale (come costruire), e nel rinnovato rapporto col proprio corpo trova nuova determinazione, senso per la vita.

Questo è per me l’hebertismo: tornare ad essere forti, forti per natura, in corpo e spirito. Significa, nella pratica, non riuscire più a stare seduti, stare a piedi nudi, avere piacere nel lavoro, nella fatica.

Mi motiva, oltre al desiderio di migliorarmi tecnicamente, la ricerca dell’efficienza fisica per tutta la vita e soprattutto della salute della persona intera.

Dicci di più della tua visione del Metodo Naturale

6. Come descriveresti l’evoluzione dell’hebertismo? Come mai non è più popolare come una volta? Come pensi potrebbe tornare in voga?

Forse il declino nella diffusione e pratica dell’hebertismo segue il declino dell’interesse pedagogico verso l’educazione fisica: laddove l’educazione fisica, il rapporto naturale col corpo, il movimento e l’ambiente cessano di avere un significato educativo importante ed escono dal dibattito accademico e pubblico, allora viene lasciato il campo libero alla pura competitività sportiva. L’hebertismo perde popolarità anche perché un discorso serio e fondamentalmente educativo sul movimento e lo sport mal si presta alla vendita di un prodotto da consumare: è complesso, non riducibile ad un’ora di sudore in palestra.

Per restituire una diffusione capillare dell’hebertismo ci vuole un duro lavoro comunicativo e divulgativo (già in atto) dal basso, ed anche una riflessione istituzionale sul ruolo del movimento naturale all’aria aperta nell’educazione dei ragazzi e degli adulti.

7. Il metodo Naturale ha più di 100 anni. Pensi che dovrebbe essere preservato per le generazioni future? Pensi che ci sia qualcosa da aggiungere o cambiare nella filosofia o nella pratica?

Trasmettere la pratica del metodo naturale di educazione fisica è un dono verso le generazioni future. Nel farlo, si deve stare attenti a non farne una proposta elitaria, di nicchia, ma avere cura che sia accessibile e attraente per chiunque.

8. Come vedi l’Hebertismo nel futuro? Qual è il tuo sogno a riguardo?

Si sente da più parti la volontà di un ritorno a forme più naturali di rapporto col movimento, e sono già diverse le realtà che propongono un’educazione fisica affine all’hebertismo (anche se chiamata con altri nomi). Questo fa ben sperare rispetto alla sempre maggiore diffusione dal basso del movimento naturale.

Sogno che tutti gli enti, le associazioni i movimenti che hanno a cuore la salute integrale dell’essere umano possano essere riunite attorno ad un fine educativo comune: ripristinare una seria educazione fisica nelle scuole, valorizzandone l’aspetto educativo senza ridurla alla sola sportività, alla competizione agonistica (che spesso è anche un banale passatempo), rimettendo al centro l’opera di Georges Hébert.

9. Hai mai sentito parlare di Parkour? Qual è la tua opinione in merito?

Sì, c’è stato un periodo in cui è andato parecchio di moda. Mi è capitato di fare un allenamento con un gruppo di parkour (a Sesto Fiorentino) una volta, ma la mia conoscenza non è andata molto oltre. Credo che il parkour abbia avuto e abbia ancora, talvolta, un merito per la sua capacità di fornire una visione nuova, come da “giungla di cemento”, di certi ambienti urbani altrimenti spesso degradanti.

10. Perché, secondo te, il parkour è divenuto così popolare negli ultimi anni? Pensi che i praticanti di parkour abbiano un’idea adeguata di cosa sia il metodo naturale?

Prima di tutto grazie l’aspetto acrobatico diffuso attraverso i video su YouTube, nelle pubblicità. Più in generale credo che la popolarità del parkour sia stata dovuta anche alla sua capacità di interpretare e vedere lo spazio urbano come spazio di movimento, come spazio ad ostacoli, rendendolo quindi vivibile, interessante, divertente, sfidante.

Non ho una conoscenza molto approfondita del parkour e dei suoi praticanti, ma credo che spesso chi lo pratica non abbia coscienza della sua storia e dei suoi legami col metodo naturale, non ha consapevolezza di star riproponendo le gesta naturali nell’ambiente urbano. Questo fatto può portare a ridurre le potenzialità migliori del parkour, deviando verso derive acrobatiche e agonistiche.

11. L’Hebertismo è davvero uno “sport” per tutti come diceva Georges Hébert?

È per tutti perché la salute è per tutti; perché l’efficienza fisica è accessibile a tutti per tutta la vita!

12. “Essere forti per essere utili” è il motto dell’Hebertismo. Cosa ne pensi? L’Hebertismo ti ha reso più forte? Ti è mai capitata un’occasione dove hai usato la tua forza e la tua abilità per aiutare qualcuno?

È un’idea bella e vera, che rimette in ordine i nostri valori e (falsi) miti sulla cura di sé: primo obiettivo dell’educazione fisica sono la salute e la forza (fisica e mentale) per poter essere messe al servizio degli altri. Non posso essere utile agli altri nel momento in cui avranno bisogno di me, se non possiedo le capacità fisiche, la prontezza, la volontà morale di farlo. La bellezza (comunque importante!) e la finezza tecnica sono come risultati secondari, che si ottengono assieme alla ricerca della salute e dell’utilità, ma che non prendono il primato rispetto al vero ideale.

13. Che consigli daresti ad un principiante? (libri da leggere, posti da visitare, persone da conoscere)

Per trovare ispirazione e approfondire, è molto utile anche farsi un giro sui social (es. YouTube e Instagram) cercando video e post a tema hebertismo/movimento naturale, anche in lingua inglese (è pieno di roba interessante!).

Un bel libro che ho letto ultimamente e che mi sento di consigliare, anche se non parla direttamente di hebertismo, è Il Silenzio dei passi. Piccolo elogio del camminare a piedi nudi nella natura, di Andrea Bianchi (Ediciclo, 2016): sui benefici fisici, psichici e, anche, spirituali, dello stare a piedi nudi nella natura.

Se Scout, non si può non partecipare ad un campo di competenza/un EPPPI/uno stage per capi di hebertismo; altrimenti, e in ogni caso, seguire il portale www.hebertismo.it e partecipare ad un workshop di Êtrefort (www.etrefort.it).

Parlaci dei tuoi allenamenti

14. Quanto spesso ti alleni? Le condizioni meteo influenzano i tuoi allenamenti?

Due volte a settimana mi alleno in una palestra locale di ginnastica classica: mancano alcuni elementi perché si possa parlare propriamente di hebertismo, ma con un po’ di autonomia questa palestra offre moltissime occasioni (tranne, ahimè, l’aria aperta…) per potersi allenare in maniera naturale.

In maniera ancora irregolare faccio delle uscite di hebertismo con amici, che assomigliano a delle piccole esplorazioni tra le nostre colline pratesi.

15. Dove ti alleni? Hai dei posti particolari? Hai la possibilità di avere un “parco hebertista”? Quanto spesso lo usi?

Nella palestra che frequento ci sono moltissimi attrezzi che possono farne un percorso costruito: assi di equilibrio, palco di salita (funi, pertiche, scale), scale orizzontali… quello che manca, purtroppo, è l’aria aperta, di cui si sente davvero la mancanza. Potersi allenare al chiuso è spesso molto comodo quando il tempo è un po’ avverso, ma l’aria chiusa che si respira fa venire subito nostalgia dell’aria aperta, non appena si sia imparato ad apprezzarne il valore.

Quando esco per allenarmi all’aperto ho un bosco vicino casa, attorno al letto di un torrente, che abbiamo eletto a luogo delle nostre esplorazioni hebertiste.

16. Alleni tutte le dieci famiglie durante una sessione? O fai delle sessioni dedicate per alcune di esse?

Durante un’uscita all’aperto ho cura di allenare tutte e dieci le famiglie. Al chiuso in palestra dedico lunghe sessioni singolari ad un’unica famiglia (ultimamente amo moltissimo l’equilibrio), o a combinazioni tra di loro (es. equilibrio+trasporto).

17. La difesa personale è importante come le altre famiglie? Non hai la sensazione che oggigiorno abbia un significato un po’ diverso da quello che aveva secondo George Hébert?

È molto bello come l’hebertismo torni a comprendere le forme della lotta nel loro significato naturale, come si osservano negli animali: forme giocose di conoscenza e relazione con l’alterità, e di preparazione all’esperienza. Credo sia importante oggi ritornare a vivere la lotta&difesa in questo senso, come dimensione di gioco e di conoscenza dell’altro attraverso il corpo.

18. Come ti vesti? Usi un equipaggiamento particolare?

Con il minimo indispensabile. Rispetto alle calzature, al chiuso mi alleno a piedi nudi; per gli allenamenti all’aperto ho finalmente preso un paio di scarpette minimaliste per outdoor, cui cerco di alternare qualche camminata a piedi nudi sul terreno naturale.

19. Qual è la caratteristica particolare tuo allenamento personale? (stretching, corsa, tecniche di respirazione, alimentazione ecc.)

Un avvicinamento lentamente graduale verso movimenti più ampi e sforzi più intensi (soprattutto a seconda di quanto sedentaria è stata la mia giornata prima dell’allenamento).

20. Georges Hébert ha sviluppato una tabella con dei punteggi per il controllo dei risultati. La usi?

La conosco, ma non la utilizzo correntemente. È un ottimo strumento di conoscenza e verifica personale, che vorrei introdurre nella proposta di hebertismo che mi capita talvolta di fare ad altri ragazzi (in ambito scout).

21. Pensi che l’hebertismo ti mantenga in forma e in salute? Ti sei mai infortunato durante un allenamento?

Sì: tornare a muovermi naturalmente mi ha restituito l’equilibrio col mio corpo e quindi con me stesso, col mio carattere. Ed anche sulla forma ha fatto e fa il suo effetto!

Ho avuto diversi infortuni, ma mai facendo ginnastica o hebertismo.

22. Qual’è la ricetta per un allenamento ideale di Hebertismo?

Un bosco da esplorare, temperatura fresca, un’immaginazione allenata a vedere l’ambiente attraverso le 10 famiglie, una sufficiente preparazione metodologica sulla struttura dell’allenamento (dosaggio e alternanza degli sforzi, gradualità).

23. Con chi ti alleni di solito (età, sesso)? Come fai a rendere la sessione interessante e attraente per i partecipanti?

Spesso da solo; il piccolo gruppo di hebertismo con cui talvolta mi alleno è composto prevalentemente da maschi, coetanei (media 25 anni). Quando propongo una sessione di hebertismo ad amici o ragazzi mi chiedo spesso come renderla attraente, introducendo elementi di gioco, imprevisti, cercando di allenare la mia fantasia nel giocare con l’ambiente naturale attraverso le 10 famiglie, studiando nuovi esercizi.

24. Hai un regime alimentare particolare?

Perlopiù evito le farine raffinate e lo zucchero; ho ridotto il consumo di carne a favore di maggiori verdure e legumi. Sto cercando di abituarmi a forme di digiuno, saltando pasti non necessari (alcune cene).

25. Pratichi (o hai praticato) altri sport/attività?

Ho fatto nuoto, ginnastica, tennis, sci. Sono andato in skateboard per anni (anche se non amo considerarlo uno sport), oggi ci faccio solo qualche giro ogni tanto. Ho fatto un po’ di giocoleria (palline, clave, monociclo), ed ho preso il brevetto per immersioni subacquee fino a 30 mt. di profondità. Vado in bicicletta praticamente ovunque (ciclismo urbano, perlopiù).

26. Hai un messaggio particolare da lasciare?

Non aspettate che il vostro corpo inizi a stare male per tornare a prendervi cura della vostra salute integrale! Noi siamo il nostro corpo, reciprocamente connessi.

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